la Storia
Castel del Monte fu fatto costruire da Federico II, di cui aveva tracciato di sua mano il disegno originale. Sulle date relative alla costruzione gli studiosi non sono concordi, pare che un decreto del 1237 contenga disposizioni di Federico, affinché si desse mano alla costruzione di un castello in Santa Maria di Costro Monte,in un secondo documento del 1240, scritto a Gubbio, l’imperatore ne parla nuovamente , alludendo alle opere di lastricamento del cortile, come se tutto l’edificio fosse orami compiuto e si dovesse provvedere soltanto alle rifiniture.
Quanto al nome, esso deriva da un antico villaggio ai piedi del colle, dove era ubicata un piccola abbazia benedettina detta di Santa Maria del Monte, vicino ad Andria, in provincia di Bari, da cui Castro, o Castello, del Monte. Gli storici del passato sostengo, anzi, che nello stesso luogo del castello Svevo vi fosse una costruzione precedente, forse un sepolcro, poi ridotta a Torre di vigilanza dai Saraceni o dai Longobardi e chiamata Castromonte; l’ipotesi è tutt’altro che peregrina, perché, dal terrazzo lo sguardo spazia per decine di metri sulla terra arsa dal sole fino a raggiungere il mare.
Nel 1029 Rachi, duca di Bari, si impadronì guerreggiando contro i Greci di Bitonto, di Castromonte, di Trani e Ruvo, come narrano le cronache del tempo, ricordando, inoltre, che Castromonte e Troia erano troppo stati presi nel 1055 dai Normanni. Uno storico afferma che un castello venne realizzato sulle preesistenti costruzioni longobarde da Roberto il Guiscardo e da suo figlio Ruggiero, normanni, nel 1073. L’attuale opera federiciana fece parte di tutta una fitta rete di fortezze strategiche, per lo più destinate a difesa oltre che a residenza, come nel caso di Castel del Monte. L’Italia meridionale, infatti, fu tutta un fiorire di castelli Svevi: Bari. Barletta, Brindisi, Cosenza , Gioia del Colle ecc.
Eppure il celebre edificio pugliese ha soltanto l’aspetto del fortilizio, in quanto nessuno degli elementi originari
richiama una necessita di difesa: niente fossati, niente ponte levatoio, niente sotterranei, ma grandissime stanze ricoperte di marmi, degne di una sontuosa dimora reale. La relativa vicinanza di Castel del Monte a Palazzo San Gervasio, presso Venosa, dove Federico possedeva un’altra residenza di caccia, fa pensare che esso potesse servire per farvi tappa durante le battute di caccia organizzate su lunghe distanze. Ad aumentare il fascino di questo castello, provvede l’ipotesi circa un favoleggiato quanto misterioso passaggio segreto, che la tradizione popolare vuole esistesse fra questo edificio e il palazzo Ducale di Andria, e persino con il Castello di Canosa, senza tenere contro che il primo dista 18 chilometri e il secondo, in linea d’aria almeno quattro in più
Dopo la Morte di Manfredi, figlio naturale dell’imperatore, avvenuta dopo la battaglia di Benevento, la dinastia sveva segnò la sua fine in Italia, il castello divenne possesso degli Angioini, e già durante il regno di Carlo I, ebbe a subire vari restauri. Il castello fu adoperato che come prigione per gli stessi figli di Manfredi.
Successivamente la proietà passo ai Del Balzo, venuti in Italia dalla provenza al seguito di Carlo I d’Angiò. Successivamente la proprietà passo agli Aragonesi, si ricorda in questo periodo il soggiorno di un mese di Ferdinando I, o Ferrante, d’Aragona, allorché venne incornato in Barletta nel 1459.
Per riannodare i fili della storia con notizie precise, di deve aspettare il 1656. anno in ci i carafa vi si rifugiarono per sfuggire alla peste che infuriava ad Andria, ma la decadenza era ormai segnata e il luogo, rimasto incustodito, fu nell’Ottocento dimora di pastori e nascondiglio di bande di briganti. I marmi preziosi vennero tolti dalle pareti, le numero se sculture asportate e vendute. Verso la metà dell’ottocento iniziò nuovamente un’azione di recupero, che nel 1876 portò alla concessione del castello dei Carafa allo Stato italiano, facendo ne un curato e ammirato monumento nazionale. I Carafa mantennero il titolo di duchi di Andria e di Castel del Monte per i loro discendenti e ricevettero una cifra simbolica, di 250.000 lire, che in ogni modo, costituiva un capitale per quei tempi